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articoli e interviste

01/05/2018, 21:22





 



C’era una volta, tanti eoni fa, in un piccolo spazio terrestre, una tribù di aborigeni, piccoli ma slanciati verso l’alto. Tutte le mattine, appena svegli, si mettevano in cerchio e muovendosi con grazia e libertà cantavano: "Giro giro tondo eppur non casca il mondo..". La loro dimora era un vecchio convento con cinque camere, una grande cucina e la sala del "Possibile", un luogo sacro, invaso dalla luce della natura, ricoperto completamente da tappetini arcobaleno. Era un luogo davvero speciale..
Aghilla era una bambina dagli occhi grandi, se la guardavi dritto in quei fanali potevi scorgere mille pagliuzze dorate. Ogni filo, in quegli occhi, rappresentava una sua qualità. Era una bimba speciale! Accanto a lei c’era sempre Wayta. I suoi capelli erano crini di un Pegaso distratto. La luce si rifletteva sulla sua chioma
e tutto intorno era più chiaro. Un’altra creatura speciale.
Edismo stava zitto zitto per ore. Le sue orecchie erano antenne vibranti, pronte a captare ogni segnale, e non solo acustico. Il suo sorriso, raro, era l’Ok per
tutta la tribù. Era speciale. Antella era alta un soldo e mezzo di cacio e la sua bocca
contava sì e no venti dentini. Dagli spazi vuoti usciva il suono profondo della sua voce e le sue parole erano verità nude e crude. Davvero speciale. 
Pinapella si faceva riconoscere cambiando velocemente le tinte del suo viso. Le emozioni erano in lei pennellate cangianti. Si truccava così, onestamente. Ed era speciale. Tremebondo era invece alto come un pioppo centenario e i suoi rami lunghi avevano il potere di abbracciare tutta la tribù. Anche lui era un essere speciale.
Ululetta e Pippina erano praticamente inseparabili. Dalle loro mani fuoriusciva
un fluido vaporoso che chiamavamo "amicizia", ed erano una coppia speciale.
Santonorino era tondo e sempre un po’ impacciato, ma aveva tanta dolcezza per tutti. Era il pasticciotto della tribù, ma era speciale. Shiatsulandia era la regione che ospitava questa tribù. Appena approdavano nella sala del "Possibile" i bambini si mettevano in gioco: "Voglio scoprire di me!", "Quali sono le mie forze?", "Ma io sono un supereroe?", "Dove voglio andare?". 
Alla guida della tribù non poteva che esserci una donna tricentenaria, dal fisico molto dimensionale, curiosa di crescere ancora e di donare alla tribù il suo piccolo sapere. La sua arte: lo Shiatsu. C’era tempo per tutto nello spazio del "Possibile". Tempo per ridere, giocare, piangere, meditare, innamorarsi. Tempo per crescere e per contattare l’energia. Tutto questo era ed è Shiatsu. 
L’allenamento più facile era quello del tocco, trattarsi con lo Shiatsu era cosa naturale e semplice. Loro sapevano, loro sapevano ancora. Imparare lo Shiatsu equivaleva a scoprirsi e ad educarsi alla vita, a riconoscere la meraviglia che è in ognuno di noi, a sostenere la vita di chi si sdraiava sul tappetino arcobaleno. In quella storia si manifestava la potenza del tocco umano.
La forza che lo Shiatsu ha dato loro nel saper sentire l’energia è quella qualità educativa che ogni piccolo ha da sempre nelle sue radici. E la vecchia guida strabuzzava gli occhi ogni qualvolta che dall’esperienza che i piccoli facevano poteva cogliere le verità scritte nel corso dei secoli dai grandi Maestri della Medicina Cinese. 
Si sentiva privilegiata perché i suoi maestri erano diventati proprio loro, i bambini di quella tribù. Si cresce, ma come? Ecco il miracolo educativo dello Shiatsu. Questa tribù sapeva portare concretamente i valori dello Shiatsu nella propria evoluzione vitale riuscendo così a renderla una vera Rivoluzione Umana. 
E tutto questo è molto speciale.

Articolo pubblicato presso costellazioni-5-2018


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Intervista by Live Social Radio Veronica One

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